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Inchiesta stadio e tratta baby calciatori, chiuse le indagini: ecco le accuse contro Toccafondi, Van
TOSCANA - 11/07/2018 - I pm Boscagli e Gestri hanno inviato l'avviso di conclusione indagine anche ad altri indagati minori per la maxiinchiesta. Pesanti le contestazioni per le irregolarità nel cantiere dei lavori al Lungobisenzio

La procura di Prato ha chiuso, dopo un intero anno di indagini affidate alla Squadra mobile, l'inchiesta sul calcio divisa in due tronconi: la tratta dei baby calciatori e i lavori allo stadio Lungobisenzio. Inchiesta complessa con indagati di spicco ai quali nei giorni scorsi i sostituti procuratori Lorenzo Gestri e Lorenzo Boscagli hanno notificato l'avviso di conclusione delle indagini preliminari. Il grosso riguarda le irregolarità nella gestione del cantiere per i lavori di ampliamento e sistemazione del Lungobisenzio che conta complessivamente cinque indagati: il patron del Prato Paolo Toccafondi (avvocato Guarducci), l'ex consigliere delegato allo Sport e consigliere comunale del Pd Luca Vannucci (avvocati Rocca e Nigro), l'ex dirigente dei Lavori pubblici del Comune di Prato Luca Piantini (avvocato Terranova), il dipendente comunale Francesco Sanzo (avvocato Bertei) e Giuseppe Mazzeo, responsabile dei lavori per conto della Castelnuovo Lavori, ditta che si era aggiudicata l'appalto. Il cantiere fu sequestrato lo scorso luglio in seguito ad un sopralluogo della Asl che riscontrò una serie di anomalie nella gestione burocratica e amministrativa a cominciare dalla mancata autorizzazione per l'avvio dei lavori. Fu quello il momento, secondo l'ipotesi accusatoria, in cui cominciarono le azioni che hanno messo nei guai Piantini e Sanzo. I due – sostiene la procura – avrebbero creato ad arte documenti per “mettere in regola”, ma solo a posteriori, il cantiere: l'accusa, che si estende anche a Mazzeo, è falso ideologico. A questo si aggiunge, solo per Piantini, il falso ideologico in riferimento ad altri carteggi prodotti per pagare la Castelnuovo Lavori, il depistaggio per aver ostacolato le indagini confezionando documenti coi quali chiedere alla procura di non convalidare il sequestro del cantiere fatto dalla Asl, e l'induzione in errore del sindaco per avergli consegnato una relazione sui lavori al Lungobisenzio che fu usata per rispondere ad una interrogazione in Consiglio comunale. All'ex consigliere delegato allo Sport e al presidente del Prato è contestata la corruzione della funzione. Toccafondi, stando alla procura, avrebbe promesso a Luca Vannucci di interessarsi tramite un dirigente dell'Inter (all'oscuro di tutto) alla sua nomina a coordinatore regionale del settore giovanile e scolastico della Figc in cambio di un'accelerata ai lavori al Lungobisenzio. Promessa che, dice l'accusa, sarebbe stata accettata. A carico di Luca Vannucci anche l'omessa denuncia, in qualità di pubblico ufficiale, per essere stato a conoscenza di irregolarità nella gestione del cantiere dello stadio e non aver denunciato. Sul fronte della tratta dei baby calciatori, sono diverse le accuse mosse nei confronti di Paolo Toccafondi: favoreggiamento dell'ingresso clandestino di quattro giovanissime promesse del calcio, tra le quali l'ivoriano Kouamé, nel 2016 ceduto al Cittadella dopo una stagione con la maglia del Prato, e ora in procinto di passare al Genoa. I quattro arrivarono in Italia sotto la patria potestà di un ivoriano e con un invito per uno stage sportivo nel Prato. Una pratica in violazione delle norme Fifa perché il disegno di Toccafondi, sostiene la procura, era dall'inizio quello di garantire la permanenza dei futuri calciatori in Italia nell'ottica del tesseramento in grandi club. Per il patron biancazzurro si parla inoltre di favoreggiamento reale per essersi adoperato per trattare il trasferimento alla Fiorentina di Davilla facendo credere ai dirigenti viola che la donna che accompagnava il ragazzino fosse la madre naturale. Insieme al segretario dell'Ac Prato Alessio Vignoli, Paolo Toccafondi è accusato di falso ideologico per aver indotto in errore il giudice del tribunale di Prato che affidò due ragazzini africani a Vignoli. Il giudice decise sulla base di una dichiarazione falsa secondo l'accusa, attribuita all'ivoriano che poi fu ingaggiato dalla Sestese come allenatore in contrasto con la legge sull'immigrazione. Infine, ancora a Vignoli e a Toccafondi viene contestato il tentativo di ingresso di un'altra giovane promessa del calcio dalla Guinea. Dall'inchiesta sono usciti dopo aver patteggiato pene comprese tra 1 anno e 8 mesi e 1 anno e 5 mesi il presidente della Sestese Filippo Giusti, e i procuratori sportivi Filippo Pacini e Mauro Cevoli accusati a vario titolo di ingresso clandestino di minori, abuso di atti d'ufficio e falso in atto pubblico. nadia tarantino

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